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Recupero Acque Nere

Descrizione

Recupero acque reflue per usi non potabili

Categoria/tipologia: recupero acque per usi non potabili.
Ambiti d’uso: utenza residenziale, commerciale, edilizia pubblica.
Volumi di accumulo: da 1’000 a 40’000 litri;
Riferimenti normativi: norma E DIN 4046-1983-09, temini.
Materiali: calcestruzzo, polietilene, polipropilene, vetroresina.


Con acque nere si intende tutto lo scarico di origine domestica comprende le acque provenienti dai bagni e dai WC. Questi reflui contengono batteri, agenti patogeni e residui di cibo che possono provocare razioni di decomposizione e risulta quindi un trattamento più complesso rispetto alle sole acque grigie.
D’altronde però risulta un sistema meglio adattabile alle reti di scarico esistenti poiché la maggior parte non prevede una separazione tra acque grigie e nere in senso stretto, ma tutto viene convogliato negli stessi condotti.
Gli impianti di recupero acque nere producono acqua per usi non potabili come l’irrigazione dei giardini e il riempimento delle cassette WC.
Il loro impiego è importante dal punto di vista economico e ambientale per la tutela della risorsa idropotabile.

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Principi di progettazione

Questi sistemi vengono utilizzati per utenze residenziali, piccole comunità, alberghi, resort, installazione marittime, uffici, scuole, ecc.
Nell’impianto di recupero acque nere tutti gli scarichi domestici o assimilabili vengono convogliati in un trattamento primario (grigliatura, sedimentazione, ecc.) normalmente in condotte a gravità (pelo libero) per poi essere trattate in un comparto biologico come i fanghi attivi e successivamente sottoposto a trattamenti terziari di affinamento.
I trattamenti finali sono solitamente sedimentazione, filtrazione (sabbia a carbone), ultrafiltrazione, membrane (come impianti MBR), osmosi inversa, ecc. a seconda degli standard depurativi richiesti.
Alla fine del trattamento l’acqua viene accumulata in apposite vasche e subisce un processo di disinfezione: in alcuni casi clorazione o debatterizzazione con raggi UV a seconda delle normative locali e delle richieste del cliente.
Per poter recuperare le acque nere non è necessario avere due separate linee di scarico (nere e grigie) anche se può essere opportuno per i pretrattamenti, mentre sono necessarie due linee separate di alimentazione (acqua duale). Si raccomanda considerarli in fase di progettazione dell’edificio, in modo da evitare successive complicazioni per realizzazioni in fasi successive.

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Gestione e manutenzione

Gli impianti di recupero acque nere sono solitamente trattamenti biologici e quindi richiedono le normali operazioni di manutenzione dei trattamenti convenzionali oltre a quelle sui comparti di affinamento.
I fanghi di supero saranno periodicamente rimossi da personale qualificato e smaltito da ditte autorizzate.
Il sistema richiede controlli periodici (anche a pochi mesi l’uno dall’altro) e analisi effettuate dal fornitore al fine di garantirne il corretto funzionamento.
Il contatto dell’utenza con le acque riciclate deve essere evitato poiché possono contenere contaminazioni fecali ed eventuali agenti patogeni. Il sistema deve essere progettato in modo che l’acqua venga convogliata in reti duali ben identificate con idonea segnaletica e non venga mai in contatto con la rete principale di acqua potabile.
La manutenzione regolare è fondamentale per il corretto funzionamento dell’impianto. È necessario riferirsi al manuale di uso e manutenzione dei singoli prodotti specifici ed attenersi scrupolosamente alle operazioni riportate.

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Inquadramento normativo

La UNI EN 1085:2007 (Trattamento delle acque di scarico – Vocabolario) definisce i termini per il trattamento delle acque. Lo scopo di questa norma europea è quello di stabilire una terminologia standardizzata nel campo del trattamento delle acque reflue nelle tre lingue ufficiali del CEN: tedesco, inglese e francese.
Ci sono diverse normative locali che definisco le possibilità e gli standard depurativi necessari per il recupero delle acque reflue.
Per esempio in Italia si fa riferimento al Decreto 12 giugno 2003, n. 185 – Regolamento recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue in attuazione dell’articolo 26, comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.
Il decreto stabilisce i requisiti minimi di qualità delle acque reflue recuperate all’uscita dell’impianto di recupero e nell’allegato riporta i valori limite delle acque reflue all’uscita dell’impianto di recupero.

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Applicabilità

Gli impianti di recupero acque reflue possono essere previsti per nuove edificazioni ma si adattano bene anche in fabbricati esistenti poiché non richiede due linee separate di scarico.
Questa soluzione fornisce una importante fonte supplementare di approvvigionamento idrico ad uso irriguo per il mantenimento di giardini, aree sportive anche dove le normative impongo restrizioni all’utilizzo dell’acqua per fini estetici proporio perchè non vanno ad intaccare la risorsa idropotabile.
Le acque recuperate non possono essere assolutamente impiegate per usi potabili e non sono adatte per l’irrigazione di orti e frutti commestibili.
Vantaggi

  • tutela della risorsa idrica;
  • riduzione del consumo di acqua;
  • risparmio economico;
  • minor carico sul trattamento convenzionale;
  • recupero nutrienti nell’irrigazione.

Svantaggi

  • rete di acqua non potabile (duale);
  • attenzione ad usi impropri (segnaletica e cartelli);
  • pompe o gruppi di pressurizzazione;
  • manutenzione periodica.

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