Impianti di depurazione per autolavaggi

Ambito

Il consumo di acqua nell’attività dell’autolavaggio può variare notevolmente rispetto al tipo di lavaggio utilizzato che sia manuale o automatico, dalle dimensioni del portale e dal tipo di spazzole utilizzate: può variare da 400 a 100 litri per autovettura.
I lavaggi con spazzole o strisce continue utilizzano l’attrito per la polizia delle superfici dei veicoli mentre i metodi senza sfruttano ugelli ad alta pressione. In alcuni casi spazzole a con getti a bassa pressione posso essere utilizzati per migliorare il ciclo dell’autolavaggio.
Nella maggioranza dei casi vengono lavate le superficie esterne delle vetture e dei mezzi di trasporto; per i lavaggio dei pezzi meccanici sono necessarie analisi più accurate del processo e dei reflui a causa dell’elevata quantità di sostanze inquinanti e oli presenti nell’effluente grezzo.

Principali inquinanti

Negli scarichi dell’autolavaggio sono presenti molti inquinanti pericolosi come oli minerali, tensioattivi, metalli pesanti e anche inquinanti organici. Le acque reflue da autolavaggio contengono inoltre sabbia, terra, residui delle superfici dei veicoli lavati e della pavimentazione della zona di lavaggio.
Il refluo in uscita necessita di analisi chimiche per stabilire con precisioni quali inquinanti sono presenti e le concentrazioni in uscita. Tra i principali parametri da ricercare ci sono pH, BOD, COD,, fosforo totale, ossido di azoto, azoto nitrico, azoto ammoniacale, cloro (se necessario), solidi sospesi totali (TSS o SST), idrocarburi totali, tensioattivi totali.

Schema

La configurazione minima di impianto e le dimensioni nominali (NS) sono specificati dalla norma UNI EN 858-2.
Il trattamento dei reflui da autolavaggio richiede sempre una dissabbiatore o trappola per i fanghi e un deoliatore (di classe I oppure di classe II). Il tipo di separatore di oli minerali e liquidi leggeri dipende da dove è previsto lo scarico: in corpo idrico superficiale o in pubblica fognatura e a seconda di quali son le caratteri dell’effluente richieste.
Per ogni configurazione di impianto, è sempre richiesto un apposito pozzetto di campionamento.
Sia per ragioni economiche che ambientali, il recupero delle acque da autolavaggio è raccomandato dalla EN 858-2 (Appendice B, prospetto B.2).
I filtri a coalescenza o i separatori con lamellari sono largamente utilizzati per migliorare l’efficienza della separazione di oli e liquidi leggeri.
La zona di lavaggio deve essere dotata di un sistema indipendente di raccolta e convogliamento delle acque al sistema di trattamento, per evitare che le acque di lavaggio vengano scaricate direttamente senza essere trattate.
La norma UNI EN 858-2 descrive e definisce come calcolare le portate nominale e come valutare la combinazione tra portate di autolavaggio e meteoriche.
A valle di sistemi a gravità (o a coalescenza), possono essere aggiunti processi biologici come la biofiltrazione, la filtrazione in pressione o un impianto chimico-fisico. I trattamenti di affinamento richiedono l’apporto di ossigeno (aria in pressione), alimentazione elettrica, quadri elettrici e sistemi di controllo avanzati (per esempio PLC). In funzione delle caratteristiche del refluo, può essere necessario il dosaggio di sostanze chimiche come per esempio i flocculanti. La disinfezione del refluo in uscita può essere ottenuta con lampade UV, trattamenti con l’ozono o trattamenti termici.
Per poter garantire un’apporto di refluo costante e soprattutto un assorbimento dei picchi di portata, una vasca di accumulo (o un comparto di equalizzazione) può essere aggiunta in diverse zone dello schema di impianto, a seconda delle esigenze.
La biofiltrazione è concettualmente un reattore a letto fisso che necessita quindi di una sedimentazione secondaria per rimuovere i film batterici che si staccano dai supporti.

Note

La manutenzione, la rimozione dei fanghi e del materiale accumulato dai trattamenti meccanici, di sedimentazione e flottazione deve essere smaltito da ditte autorizzate secondo le norme nazionali e locali.
Per rendere più economico lo smaltimento dei fanghi, sistemi più avanzati prevedono la disidratazione (anche tramite evaporazione) per ridurre il volume e la massa del materiale da smaltire.