Azuwater and Azuvoda

Impianti di depurazione per lavanderie

Ambito

Lo scarico della lavanderie è teoricamente già presente in parte dei reflui di origine civile. All’interno delle abitazioni e di altre strutture civili sono prodotti reflui con caratteristiche simili. In realtà però essi sono abbondantemente miscelati con altri tipi di scarichi domestici e ne rappresentano quindi la minima parte.
Poiché in una attività commerciale o industriale come la lavanderia viene concentra la produzione del refluo in un unico punto ed esso supera i limiti imposti dalla legge per lo scarico in fognatura, risulta necessario un trattamento mirato dell’effluente.
Ancora più importante e necessario lo è quando il sistema non recapita in pubblica fognatura.

Principali inquinanti

La quantità di refluo prodotto dipende dal tipo di macchine (lavatrici) utilizzate e all’utenza della lavanderia.
Le lavanderie si differenziano principalmente in commerciali ed industriali.
Le prime offrono un servizio al pubblico con il classico lavaggio a gettone (sefl-services), le seconde sono specializzate nel servizio di grandi utenze come alberghi, ristoranti, mense, ospedali, case di riposo ecc. per il lavaggio di tovagliato (tovaglie e tovaglioli), biancheria, indumenti da lavoro o da ospedale.
Si differenziano da queste tipologie le lavanderie industriali del settore tessile per le quali spesso si individuano diverse tipologie di inquinanti legate al processo produttivo.
Il parametro tipico di consumo di acque è espresso in litri per kg di tessuto lavato e differisce per le varie tipologie di macchine utilizzate.
L’effluente ha caratteristiche diverse spesso a seconda del tipo di utilizzo della lavanderia: in particolare lavanderie con accesso al pubblico e lavanderie industriali, di cui si riportano alcuni valori tipici a titolo di esempio.

Lavanderie pubbliche

Temperatura: 38°C
pH: 7-8
COD: 5000-1000 mg/l
BOD: 250-500 mg/l
Solidi sospesi: 400-1200 mg/l
Grassi: 400-600 mg/l
Tensioattivi: 50-80 mg/l
Fosfato (PO4): 250-300 mg/l
Consumo idrico: 15 litri/kg tessuto

Lavanderie industriali

Temperatura: 45°C
pH: 10
COD: 8000-12000 mg/l
BOD: 5000-7000 mg/l
Solidi sospesi: 1500-2000 mg/l
Grassi: 1500-32000 mg/l
Tensioattivi: 100-600 mg/l
Fosfato (PO4): 300-200 mg/l
Consumo idrico: 20-30 litri/kg tessuto

Il refluo proveniente dal lavaggio contiene le sostanze asportate dai tessuti che normalmente è materiale organico.; in aggiunta sono contenuti detersivi, ammorbidenti, tensioattivi e residui dei tessuti.
In passato i reflui di lavanderia presentavano nel complesso una bassa biodegradabilità anche in considerazione del largo uso di detergenti sintetici.
Recentemente però, una maggiore sensibilità ambientale e un sempre più deciso indirizzo normativo portano all’utilizzo di prodotti in gran parte biodegradabili.
Questa scelta, oltre ad essere più sostenibile dal punto di vista ambientale, ha permesso l’impiego con successo di metodi biologici per la depurazione dei reflui di lavanderia.

Schema

Il trattamento biologico è il metodo più completo e che porta ad ottenere effluenti di migliore qualità; sono utilizzati i normali sistemi a fanghi attivi e la filtrazione biologica. Si riscontra infatti una buona attitudine dei filtri percolatori al trattamento del solo refluo industriale, mentre i fanghi attivi risultano più adatti al trattamento di liquami misti (civili e industriali).
I due sistemi posso essere combinati per un più efficiente risultato e una maggior resistenza alle variazioni di carico e portata.

Come detto in precedenza, il crescente utilizzo di detersivi e prodotti biodegradabili rende possibile l’impiego di sistemi biologici a tale scopo.
Lo schema tipico è composto da pre-trattamenti (come la grigliatura), sedimentazione primaria, equalizzazione, comparto di denitrificazione biologica, comparto biologico con nitrificazione e sedimentazione secondaria. Possono seguire trattamenti terziari come la disinfezione, a seconda delle esigenze.

Sono stati impiegati con successo fanghi attivi tradizionali (in continuo), sequenziali (SBR) o a membrane (MBR). Questi ultimi permettono inoltre il riutilizzo delle acque con un notevole risparmio sulla risorsa idropotabile utlie sia in termini economici che ambientali.

Il trattamento chimico-fisico è spesso adottato con buoni risultati per i liquami di lavanderia trattati separatamente. Trai i processi più comuni si segnala la coagulazione con solfato di alluminio e calce dopo neutralizzazione con acido solforico.
Con un corretto dosaggio di reagenti si può arrivare ad una riduzione del 85% del COD e del 94% dei solidi sospesi.
Buoni risultati sono stati raggiunti mediante l’adsorbimento con carboni attivi o la separazione della schiuma (foam fraction) anche in combinazione con sistemi a biomassa adesa (biofiltrazione).

Note

La scelta della tipologia più adatta di trattamento dipende fortemente dal tipo di refluo e dalle dimensioni dell’utenza.
Se da un lato l’impianto chimico fisico ha una notevole efficienza, presenta per contro notevoli costi di gestione sia per la manutenzione che per i reagenti stessi che vanno forniti per tutta la vita utile dell’impianto. Per contro i sistemi biologici la depurazione avviene principalmente grazie a microrganismi, ma sono necessarie volumetrie maggiori ed un costante controllo sui parametri biologici per garantirne l’efficienza.